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“NON TI DARÒ IL MIO RENE!”: BUNYAMIN RIFIUTA LA SALVEZZA AL PADRE SAMET E GIURA VENDETTA DOPO 45 ANNI DI DOLORE
ISTANBUL, 9 Ottobre 2025 – La resa dei conti è arrivata, ed è più devastante di quanto si potesse immaginare. In una scena straziante e potentissima di La Notte nel Cuore (o Yürek Çıkmazı), Bunyamin Pakdemir affronta finalmente Samet Şansalan, il padre biologico che lo ha tenuto nell’ombra per tutta la vita. Le anticipazioni svelano un confronto al vetriolo che ha come posta in gioco il rene compatibile di Bunyamin e, soprattutto, la vita di Samet.
45 ANNI DA “CANE”: L’ATTO D’ACCUSA
La tensione è palpabile quando Bunyamin, con la rabbia e il dolore di una vita intera, si ritrova faccia a faccia con l’uomo che, pur essendo suo padre, lo ha condannato all’infelicità.
Bunyamin non usa mezzi termini: racconta di aver trascorso 45 anni davanti alla porta di Samet “come un cane”. Accusa Samet di aver usato e poi gettato via sua madre, morta di dolore senza che nessuno della famiglia Şansalan mostrasse “pietà o un briciolo di coscienza”.
Il racconto si fa straziante quando Bunyamin rievoca la sua infanzia di stenti e abusi subiti dall’uomo che credeva suo padre, İbrahim.
“Mi picchiava mattina e sera, facendomi sanguinare il naso e calpestandomi. Perché non hai mai detto: ‘Quello è mio figlio, non puoi picchiarlo, non puoi lasciarlo a
ffamato, non puoi chiuderlo nella stalla’?”
IL CONFRONTO TRA DUE VITE OPPOSTE
La rabbia di Bunyamin si acuisce nel confronto diretto tra il suo destino e quello dei figli legittimi di Samet:
Loro frequentavano le scuole private più costose, mentre lui fu ritirato da scuola senza nemmeno finire il liceo.
Loro avevano automobili costose e carte di credito, mentre lui veniva umiliato anche per le tre lire che gli venivano concesse.
Loro venivano perdonati per ogni errore; lui era costretto a mendicare un tozzo di pane ogni giorno.
“Non ero forse tuo figlio? Perché mi hai trattato peggio di un cane?”
Samet, messo alle strette, non può far altro che ammettere che Bunyamin ha ragione in ogni cosa. Tenta una debole giustificazione, dando la colpa al defunto padre, Muzaffer Şansalan, ma Bunyamin respinge la scusa con un grido di rabbia, accusando Samet di essere l’unico responsabile per non averlo mai riconosciuto come figlio.
IL RIFIUTO DEL DONO VITALE: “TU VUOI SOLO IL MIO RENE”
Dopo aver fallito nel tentativo di un’improvvisa e ipocrita riconciliazione (“non è mai troppo tardi per un abbraccio”), la conversazione torna alla cruda realtà medica.
Bunyamin, con fermezza glaciale, chiede conferma del fatto che il suo rene è compatibile e quello degli altri figli no. Samet cerca di negare che sia la questione principale, ma Bunyamin lo accusa: “A te non importa di me. Tu vuoi solo il mio rene.”
E la risposta di Bunyamin è l’atto di vendetta più potente che potesse concepire:
“Prega che non sia io [il compatibile], perché il figlio che Samet non ha mai trattato come tale non ha un rene da offrirgli.”
Ignorando il disperato appello di Samet, Bunyamin prende la mano della moglie e si allontana.
LA PROMESSA DI VENDETTA
Tornato nella sua stanza, Bunyamin non riesce a contenere il dolore e la rabbia. In un atto di furia distruttiva, spacca tutto ciò che gli capita a tiro, ripetendo con voce rotta: “Mi ha tenuto come un cane per 45 anni! Mia madre è morta a causa sua!”
La puntata si conclude con la sua promessa solenne e determinata: farà pagare Samet per tutto il dolore inflitto.
La vita di Samet ora dipende da un figlio che gli ha giurato vendetta. La famiglia Şansalan è nel caos: la salvezza è a portata di mano, ma al prezzo più alto.